Il progetto

L’ipotesi del percorso annuale 2020 era iniziata ponendo al centro una nuova favola arcaica da indagare nelle sue metafore e nei suoi archetipi: “La bella addormentata nel bosco”.

Si tratta di una celebre fiaba tradizionale europea, diffusa nelle sue varie versioni in tutto il Continente, elaborata in vari modi dalla pittura fino al celebre balletto di Čajkovskij nella Russia zarista della fine dell’800: La bella addormentata (in russo, Спящая красавица, Spjaščaja krasavica).

La favola viene ricordata soprattutto nella versione di Charles Perrault, in quella dei fratelli Grimm, in quella rivisitata di Italo Calvino e attraverso il celebre omonimo film a disegni animati di Walt Disney (Sleeping Beauty1959).

Italo Calvino, nella raccolta Fiabe italiane, descrive e cataloga molte altre versioni del tema.

Gianbattista Basile nel 1634 fu autore della prima versione di “Sole, Luna e Talia”, ovvero la prima stesura fiabesca della Bella addormentata nel bosco o Rosaspina, da cui presero spunto, 60 anni dopo, Perrault con una edizione più annacquata (eliminando ogni riferimento alla necrofilia, alla derisione e all’abuso sessuale, ma non per questo meno sessista) e i Fratelli Grimm, con una idea più moderna.

Basile, primo in Italia ad utilizzare la fiaba come espressione di forma popolare, narra, nel “Lo Cunto de li cunti”, con gran occhio teatrale, ma nello stesso tempo freddo, temi all’epoca ritenuti toccabili solo da metafore e rappresentazioni: la crescita, l’evasione dal tetto familiare, il corpo che cambia, i capricci barbari e violenti e la competizione erotica.

“Sole, Luna e Talia” possiamo definirla come la fiaba sulla violenza femminile per eccellenza.

Talia, o Aurora, viene dapprima derisa dal padre per gli abiti poco regali, allora ritenuto uno scempio sociale. Durante il suo sonno letargico, viene poi stuprata e abbandonata da quello che in futuro sarà suo consorte, dunque mera mercé del piacere maschile.

Bruno Bettelheim, nella sua opera “Il mondo incantato: uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe”, vede nella trama di questa fiaba un percorso iniziatico, un tentativo di preparare i bambini e le bambine ai cambiamenti che arriveranno.

Nonostante le attenzioni dei genitori e i doni delle madrine, la piccola principessa è fin dalla sua nascita condannata al proprio destino, ossia alla maledizione dell’adolescenza. Questa maledizione, marcata dal sangue che cola (allusione all’arrivo del menarca) ha una origine ancestrale, simboleggiata dalla estrema vecchiezza di Carabosse, la fata malvagia. Soltanto il principe azzurro potrà risvegliarla dal suo sonno, aprendola all’amore. Il principe non è che una figura accessoria, mentre il racconto espone tutte le fasi della vita di una donna: l’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza, rappresentate dalla principessa, l’età adulta e la fecondità rappresentata dalla madre, e la vecchiaia incarnata dalla fata Carabosse.

Da marzo 2020, la metafora del “mondo sospeso” si è imposta all’attenzione del mondo con nuove declinazioni a causa dell’emergenza Covid-19 e del conseguente lockdown. L’ipotesi progettuale iniziale si è quindi arricchita di nuove riflessioni e nuovi spunti.

Confusi, spaventati, arrabbiati. A volte reattivi. La pandemia ci ha colto tutti di sorpresa, acuendo spesso vecchi problemi. E qualche volta attivando nuove risorse. Nessuno però è rimasto indifferente. Atleti, performer, insegnanti, caregiver, responsabili di strutture residenziali, operatori del 118, disabili e non, hanno cominciato a raccontare la propria vita al tempo dell’emergenza sanitaria. Istanze di liberazione da un bosco incantato, in uno strano dormiveglia, testimonianze dalle stanze chiuse. Ciò ha trovato come interfaccia le tante iniziative di associazioni, cooperative sociali, centri diurni e di riabilitazione, che non si sono lasciati prendere in contropiede e hanno reagito con una serie di buone pratiche, che probabilmente resteranno valide anche oltre la fine dell’emergenza Coronavirus.

Anche i giovani bielorussi della Cooperativa Matrioska sono rimasti chiusi in casa per circa due mesi, comunicando con i mezzi tecnologici a disposizione. Lo scambio dei racconti è avvenuto in Italia e in Bielorussia, raccogliendo anche le esperienze di giovani in Internato o nelle Case-famiglia che la Cooperativa sostiene. Il progetto è evoluto nella ricerca di nuove modalità di rappresentazione filmica, in cui il prodotto audiovisivo diviene contaminazione di generi e di eterogenee modalità tecnologiche di ripresa e montaggio video.

La narrazione nei precedenti lungometraggi delle precedenti edizione del progetto si è sempre avvalsa della sovrapposizione strutturale ed etimologica di immagini provenienti da mondi diversi e di contenuti spontanei intrecciati a quelli creati artificialmente in studio ovvero rappresentati sul palcoscenico teatrale.

Anche per il progetto annuale 2020, come nelle precedenti tre edizioni, era prevista l’organizzazione in Bielorussia di un Festival Teatrale dedicato agli Orfanotrofi, ai Centri Diurni, ai Centri Correzionali e ai Manicomi per bambini e adulti con disabilità psichiche e intellettive. Già nel mese di Febbraio 2020, erano stati presi accordi con l’Ambasciatore italiano in Bielorussia per la VII Edizione del Festival “Attraverso lo specchio”, da realizzare nuovamente presso l’Internato di Begoml nell’autunno 2020.

Su una comune favola, tutti preparano per mesi una performance teatrale, che verrà poi presentata nel piccolo teatro dell’Internato di Begoml (il luogo da cui provengono i nostri giovani bielorussi), una vecchia palestra in disuso che la Cooperativa ha trasformato un po’ alla volta in uno spazio per la creatività e l’espressività.

La settima edizione del Festival Teatrale “Attraverso lo specchio” è dedicata alla favola di “La bella addormentata nel bosco”, rivisitata alla luce del “mondo sospeso” imposto dall’emergenza Coronavirus, che in questo periodo è diventata molto grave in Bielorussia e negli Internati per bambini con disabilità. Vi partecipano 10/12 Internati con circa 150 artisti. Oltre ai partecipanti al Festival, le tre giornate di festa coinvolgono solitamente anche altri 100 bambini attualmente ospiti dell’Internato di Begoml. Per tre giorni tutti vivono in una situazione di “libertà”, fuori dalle Istituzioni manicomiali, con tanto cibo e calore umano.

È l’occasione per raccontare e raccontarsi attraverso la metafora della Bella addormentata nel bosco in tanti modi diversi e con un modo meno traumatico per i nostri giovani bielorussi di “attraversare lo specchio” del proprio passato, per riemergere dalla memoria recuperata in maniera adulta.

Da un recente confronto per email con l’Ambasciatore italiano in Bielorussia, è stata confermata l’intenzione di organizzare il Festival e una tournee musicale negli Internati, mantenendo i contatti tramite l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata. Non potendo prevedere l’evoluzione dell’emergenza Covid-19, era stato ipotizzato con l’Ambasciatore che l’iniziativa potesse essere comunque realizzata entro il 31 marzo 2021, se non avesse potuto avere luogo entro il mese di dicembre 2020.

Nel frattempo, essendosi sommata e sovrapposta all’emergenza Covid-19 – da alcuni mesi – una complessa situazione politica, che rende difficoltoso organizzare trasferte e iniziative in Bielorussia, l’ipotesi progettuale si è evoluta con una specifica animazione on-line rispetto a Case-famiglia e Internati e proseguirà con una edizione del suddetto Festival a distanza, raccogliendo in tal modo racconti, emozioni ed elaborazioni dei minori e dei giovani con disabilità, che abitano in Bielorussia.

Nelle precedenti edizioni, quanto emerso in Bielorussia in occasione del Festival teatrale e degli incontri con gli ospiti degli Internati nelle giornate di trasferta, è stato utilizzato in maniera importante nel documentario finale, apportando una “internazionalizzazione” diversa ed alternativa al prodotto audiovisivo, che ha stimolato il confronto e l’incontro anche successivamente alla conclusione del progetto annuale, nella diffusione e distribuzione presso realtà socio-culturali in Italia, Bielorussia e Moldavia, oltre che nell’animazione sui Social occidentali e russi.

Dal confronto, dalla contaminazione e dalla sovrapposizione del passato e del presente, con il recupero di frammenti della propria esistenza, anche questa volta si tenterà di buttare le basi per il consolidamento di un percorso di nuova inclusione sociale, culturale e lavorativa dei soci lavoratori bielorussi con disabilità della Cooperativa Matrioska.

Come sempre, la videocamera costituisce lo strumento di interazione principale con quanto e con chi si incontra in Italia e in Bielorussia, ma anche archivio e memoria.

La sala di posa e lo studio di montaggio – permanenti presso il Teatro San Gaspare di Roma -costituiscono il momento finale di deflagrazione e di catarsi del confronto con la relazione di genere e il rispetto delle diversità.

Verrà infine realizzato un film-documentario che ri-porti al centro la Persona umana che vive una esperienza di disabilità. Il film – ideale prosecuzione di viaggi cinematografici analoghi realizzati in passato dallo stesso gruppo di videomakers della Cooperativa Matrioska – vuole essere un viaggio all’interno della condizione umana, sociale e culturale di persone, che stanno cercando di dare un nuovo senso ai propri sogni e ai propri progetti, non malgrado, ma a partire dalla propria specifica esperienza di disabilità, di disagio socio-culturale e di immigrazione…. valorizzata anche dal Sistema Cooperazione Sociale Integrata come opportunità di ri-mettersi in gioco con la vita e per cui il raccontare e il raccontarsi può essere una opportunità di riflessione, che può stimolare la voglia di ricominciare.